Terre Lontane
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26/03/2012

IL LAVORO MINORILE IN CAMBOGIA

Un drammatico fenomeno in costante espansione

Dall’inizio del processo di pace, iniziato nel 1989, la Cambogia ha fatto notevoli progressi riuscendo a garantirsi una crescente integrazione nella regione del sud-est asiatico e a mantenere un periodo di stabilità economica e di crescita  sostenuta. Ciononostante, la povertà resta diffusa e viene costantemente acutizzata dalla forte crescita demografica: più di un terzo dei cambogiani lotta per sopravvivere con meno di un dollaro al giorno, e le situazioni di disagio colpiscono in primis i gruppi sociali maggiormente vulnerabili, quali bambini e adolescenti.
La cultura cambogiana tradizionalmente valorizza e promuove il valore del lavoro dei minori, ma al valore socio-educativo, generalmente accettato, si è sovrapposto da ormai parecchio tempo uno sfruttamento indiscriminato. Tra le forme più comuni di lavoro minorile, il lavoro agricolo, il lavoro domestico, il lavoro di strada legato alla vendita e servizi di vario tipo. Molti sono i minori che lavorano per la fabbricazione di prodotti tessili destinati all’esportazione e di materiale edilizio. Nella maggior parte dei casi si tratta di lavoro non salariato.
La condizione dei minori rispecchia il quotidiano della famiglia e della comunità, dove si lavora per pochi riel che spesso non sono in grado di garantire un sostentamento ai cambogiani. Il dato allarmante è che il lavoro minorile è fondamentale all’interno di moltissimi nuclei familiari che altrimenti non riuscirebbero a sopravvivere.

Una delle componenti fondamentali di un’azione diretta ad arrestare il flusso di bambini spinti verso il mondo del lavoro è la prevenzione. Tra le misure preventive fondamentali troviamo, per esempio, la riduzione della vulnerabilità del nucleo familiare, l’espansione di opportunità educative per la prima infanzia, la diminuzione delle barriere per l’accesso alle scuole e l’innalzamento della loro qualità, l’educazione degli adulti.


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